Ok, nuovo articolo tecnico-divulgativo in chiave SEO. Questa volta l’argomento è: come riconoscere un buon link in entrata? Come posso fare per accertarmi che i link al mio sito che sto cercando di diffondere abbiano il massimo del rendimento in ottica SEO?
E’ risaputo che uno dei fattori più importanti per un corretto posizionamento è avere un gran numero di link in entrata, possibilmente da siti pertinenti. Ma quali sono le caratteristiche principali che rendono un link migliore in ottica SEO? Andiamo per punti.
Contestualità
Se il link è all’interno di una pagina che parla dell’argomento del sito puntato, il link assume valore. Meglio ancora se il link stesso è all’interno del contenuto, piuttosto che a margine o ai piedi.
Esempio:
OK “… Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu…”
NO “… Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu…
…
(fonte: Ippoblu.com)”
Pertinenza dell’anchor text
Per acquisire prestanza sull’indice per determinate parole chiave è importante ottenere link il cui anchor text riprenda le stesse. Sono quindi da preferirsi sempre dei link collegati alle parole di un discorso, piuttosto che l’url esteso.
Esempio:
OK Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu
NO Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu (http://www.ippoblu.com)
Diversità
Troppi link tutti uguali vengono identificati da Google come non naturali e ne viene di conseguenza abbassato il valore. Per questo motivo è importante pianificare un’attività di link building cercando di variare quanto più possibile le parole chiave all’interno dell’anchor text.
Esempio:
OK Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu.
IppoBlu è tra i migliori produttori di ippopotami per il trasporto da soma.
NO Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu.
Tra i produttori di ippopotami volanti troviamo IppoBlu.
E questo è il grosso della questione. Qualcosa da aggiungere? I commenti sono graditi, così come eventuali diffusioni se non avete tempo o voglia di commentare
E’ la prima volta che mi capita, finora ne avevo lette di simili solo sul blog di Matt Cutts… ma è buffa quindi la condivido con voi:
Oggetto: Collaborazione con il vostro sito
Data: Wed, 3 Feb 2010 13:08:38 +0000
Da: xxxxxx <xxxxx@xxxxx.xxx>
A: info@banzaiadv.itBuongiorno,
Mi chiamo xxxxxx xxxxxx e faccio parte di una compagnia SEO (ottimizzazione siti internet).
Mi occupo di posizionamento siti su google e come migliorare le performance di un sito.
Ho visto il vostro sito http://www.banzaiadvertising.it/ e mi piacerebbe intraprendere una collaborazione con voi.
Disponiamo di tantissimi siti con cui effettuare scambio link di qualità, oppure, a seconda della vostra disponibilità, possiamo considerare l’acquisto sulla vostra homepage di un piccolo spazio testuale.
Fatemi sapere se interessati,
xxxxxx
Ora, secondo me il sito su cui chiede di essere inserito manco l’ha guardato, sennò capirebbe che non c’è molto spazio di manovra per un link sponsorizzato. Inoltre, con una simile premessa, non so se mi imbarcherei in un’avventura di scambio link… voi che ne dite?
Ok, questo è forse il primo post tecnico strettamente SEO su questo blog. Se non vi interessa, passate pure oltre che non vi perdete nulla. Se invece vi siete fatti almeno per una volta la domanda:
Meglio la keyword su un dominio di terzo livello o in una sottocartella?
Oppure:
Ma mi conviene fare l’url rewrite? Mi han detto che Google penalizza i siti con url con codici numerici…
Io queste domande ultimamente le ho sentite talmente spesso che un po’ mi sarei anche stufato ed è arrivato il momento di sfatare alcuni falsi miti legati all’uso delle keywords all’interno dell’URL.
Iniziamo con una fonte “autorevole”, ovvero i Search Engine Ranking Factors di SeoMoz e nello specifico il peso dei dati relativi alle keywords. Possiamo già vedere di per sè che l’uso delle keywords nell’URL è ben lungi dall’essere un fattore importante o in qualche modo largamente determinante per un buon posizionamento (il che significa che se vi hanno venduto per SEO del semplice url rewriting beh, siete stati fregati… ma questo è un altro discorso).
La seconda cosa che salta all’occhio è che la keyword nell’URL viene considerata avere sostanzialmente lo stesso peso, che sia nel terzo livello del dominio o nella stringa di cartelle/pagine. Unica eccezione, la parola chiave nel dominio principale, di secondo livello.
E questi sono i fatti, che si potrebbero anche prendere per oro colato e chiudere qui.
Ma fermiamoci un attimo a pensare al motivo per cui le parole chiave nell’url sono importanti. Cosa spinge un buon posizionamento? Domanda facile: i buoni link. Quand’è che i link sono buoni? Quando arrivano da siti pertinenti, con anchor text pertinente.
Ora, qual’è il modo più comune di linkare? Prendere l’url e schiaffarlo direttamente sul blog/sito/forum, così come sta e giace. Tutti d’accordo?
E se la keyword sta già nell’url, va da se che ognuno di questi link la conterrà al suo interno come anchor text. Pertinente. Ecco il reale motivo dell’importanza di usare le parole chiave nell’url.
Va da se che il massimo della prestanza si ha sul secondo livello (il più linkato), sottocartelle, pagine o domini di terzo livello saranno inevitabilmente meno linkati e quindi avranno meno potere di posizionamento. Ecco fatto, non è una magia, c’è un perché ben preciso. E quindi alle domande di cui sopra rispondo:
E’ indifferente che la keyword stia in un dominio di terzo livello o in una cartella. L’importante è farsi linkare.
E ancora:
Google non penalizza chi non fa uso di url rewrite. Semplicemente utilizzare l’url rewriting avvantaggia sul lungo periodo, quando si ricevono link spontanei. Anche in caso di conversione da url normale a url riscritto, sarà necessario del tempo per avere sensibili effetti positivi.
Ecco fatto, ho detto la mia. Se c’è qualche SEO all’ascolto, aspetto repliche, critiche, osservazioni. Anche diffusioni sono ben accette
Nel corso di un’attività di ottimizzazione di una campagna AdWords, può capitare di dover amministrare un budget limitato facendo girare la campagna solo in determinate ore del giorno. Si pone quindi il problema di giudicare quali sono le ore più interessanti in termini di traffico e soprattutto di conversioni.
E’ importante innanzi tutto avere un occhio sullo storico delle statistiche del sito, dato che ogni sito fa storia a sè, così come la natura di una conversione: un ecommerce che vende gioielli è diverso dal sito di un’agenzia di web marketing in cui l’obiettivo è raccogliere richieste di preventivo.
In secondo luogo, è importante avere dati storici ben nutriti. Quanti più dati sulla conversione abbiamo, meglio è (ci permette di essere accurati nella valutazione statistica).
Fatte queste premesse, è necessario verificare i dati aggregati delle conversioni in relazione alla fascia oraria. Lo abbiamo fatto per due campagne grosse ed abbiamo scoperto che, oltre alle canoniche fascie orarie di maggior navigazione internet (8-20) in cui il volume di traffico medio garantisce comunque un buon volume di vendite, c’è una fascia oraria tutta particolare, in cui il tasso di conversione (ovvero il rapporto tra visite e conversioni) aumenta sensibilmente… ed è quella della notte fonda, in particolar modo attorno alle 2-3 di notte:

Volume delle conversioni per fascia oraria (Stesso sito e stesso periodo di riferimento dell'immagine precedente)
Il volume delle conversioni è verosimilmente inferiore di quello che è possibile ottenere nel resto della giornata (dipende naturalmente anche dal sito, ricordiamolo!), ma è importante considerare che, per una campagna di annunci sponsorizzati pagata a clic come Google Adwords, si tratta di conversioni ben meno costose!
Questo fenomeno è verosimilmente dovuto ad un fisiologico calo di inibizione (per lo stesso motivo le trattative diplomatiche e/o sindacali vanno avanti sempre fino a tarda notte). Se dovete quindi mettere in atto una pianificazione oraria delle vostre campagne, il consiglio è quindi di non trascurare le ore notturne, che è proprio il caso di dirlo, han l’oro in bocca!
Com’è possibile pensare di effettuare una vendita o una registrazione attraverso un canale di annunci sponsorizzati (es. banner o annunci di testo) senza che il potenziale cliente clicchi sul tuo annuncio?
Google sembra crederci e ormai da un paio di settimane ha annunciato che renderà disponibili le statistiche relative alle conversioni in rapporto alle semplice impression dell’annuncio. Sulla guida di Adwords scrivono:
Questa funzione consente di conteggiare il numero di conversioni online negli ultimi 30 giorni dopo che un utente ha visualizzato in uno dei siti della rete di contenuti di Google un annuncio display senza fare clic su di esso.
Da stamattina le statistiche sono disponibili anche nel nostro account Adwords, per cui colgo l’occasione per fare un paio di riflessioni…
Innanzi tutto: Google sembra aver fatto un cambio di rotta rispetto a quello che continuava a ripetere fino a poco fa, ovvero che il Search Advertising è superiore al Display in quanto è contestuale, converte meglio e quant’altro. Ora con l’introduzione di questa nuova metrica sembra voler accettare quello che diverse ricerche hanno dimostrato, ovvero che esiste una relazione tra una campagna Display e la “brand awareness” e di conseguenza un aumento delle vendite da altri canali che non il semplice clic sull’annuncio.
E’ interessante quindi sia che abbiano deciso di puntare anche su questo aspetto, sia (e forse è questa la cosa più interessante) che abbiano deciso di misurarlo effettivamente.
Naturalmente la cosa ha sollevato qualche perplessità sull’effettiva validità di questo dato, ne è la prova il fatto stesso che le “conversioni senza clic” non vengono calcolate all’interno del dato di costo per conversione.
Mi meraviglierei dopotutto se fosse diverso dato che, ad esempio, se un Adsense viene visualizzato (magari a fondo pagina) poi 7 giorni dopo lo stesso utente riceve una email promozionale dello stesso prodotto ed effettua una conversione, la stessa verrebbe registrata anche da Google come “view through”, termine che in un caso come questo (neanche troppo infrequente nel campo del web marketing) suonerebbe alquanto fuori luogo.
Oppure ancora: in caso di una massiccia campagna generalista, le view-through conversions rischiano di salire per il semplice fatto che l’annuncio “è un po’ dappertutto”…
Al momento mi pare un dato ancora molto grezzo utile per giudicare in modo approssimativo l’efficacia di branding di una campagna display, ma poco più.
Voi che ne pensate?
Martino
Da pochissimi giorni ci sono alcune interessanti novità su Google Ricerca Immagini… novità che evidentemente non sono saltate all’occhio dei più. Innanzi tutto, sono arrivati gli anunci sponsorizzati… (EDIT 12/06: @dplastino mi segnala un breve scambio di battute in merito su twitter, risalente al 29 gennaio. Sembrerebbe che non l’abbiano introdotto nello stesso momento per tutti…) Provate ad esempio a cercare “hotel“, oppure “auto“.
Un’ osservazione che mi viene spontanea è: che rendimento avranno quegli annunci? Probabilmente molto meno di quelli regolari alla destra dei risultati organici della Web Search. L’utente arriva per cercare immagini, è poco probabile che venga attirato dal testo… lo scontro è decisamente impari, il CTR di quegli annunci sarà scandalosamente più basso. A questo punto sarebbe interessante appurare se gli annunci su Google Images vengono gestiti dalla Rete di Ricerca o da quella dei Contenuti. Se fossero gestiti dalla rete dei contenuti e la mia idea sul CTR è vera, dovremmo osservare un generale lieve calo del CTR su tutte le campagne Adwords. A tempo debito credo che farò un’indagine in merito sugli account a cui ho accesso per verificare la cosa.
La seconda novità riguarda invece l’introduzione del filtro per colore. Sicuramente è una funzionalità minore ma io la trovo molto interessante…
Facciamo un esempio banale… sto cercanto un set di icone di colore rosso. Questi sono i risultati di ricerca per “icone rosse“. Questi i risultati per “icone” filtrate con il rosso. Molto meglio il secondo risultato che dite?
Martino
Mettiamo le cose come stanno: ho scritto più volte nei mesi scorsi del potere dei social media di veicolare rapidamente informazioni vitali, della loro incontestabile superiorità sui motori di ricerca “tradizionali”. La verità è che la gente spende più tempo sui motori di ricerca. Ed in secondo luogo sui portali. Solo al terzo posto ci sono le community (e quindi quello che potremmo definire “social”).
Sono dati che mostrano chiaramente una tendenza in atto già da mesi e le aziende a livello mondiale a quanto pare già se n’erano accorte ed infatti gli investimenti in advertising online si stanno spostando gradualmente ma sensibilmente verso il Search Marketing ed in particolar modo sul posizionamento nei motori di ricerca (inteso sia come SEO che come posizionamento sponsorizzato), come mostra la seguente ricerca:

Pianificazione degli investimenti sull'advertising online da parte delle aziende, divisi per tattica (Febbraio/Marzo) Fonte: eMarketer
La mia sensazione è che in Italia (tanto per cambiare) questa tendenza stia prendendo piede con molta più lentezza rispetto alla media mondiale. E’ comunque una buona notizia per tutti i Search Marketers…
Martino
Da qualche giorno controllo SeeqPod per vedere se risorgerà e in che veste. Finora il messaggio in homepage era un generico “stiamo facendo delle modifiche, abbiate pazienza” e di seguito un annuncio sponsor.
Ma oggi, la novità:
While we’re cocooned for metamorphosis…
E la parola “metamorphosis” linka a search.microsoft.com. Questo mi fa pensare che MS abbia acquistato la compagnia e l’algoritmo. La parola stessa “metamorphosis” non è altro che una conferma. Dubito che SeeqPod torni quello di prima, visto il probabile acquirente.
Sarà quel che sarà, ma dubito fortemente che sarà gratis
UPDATE: a quanto apprendo da Tech Crunch, l’affare non è (ancora) fatto. C’è comunque una trattativa in corso, e Microsoft vuole comunque “toccare” Seeqpod, sia pure con “un’asta di tre metri”







