Nel corso di un’attività di ottimizzazione di una campagna AdWords, può capitare di dover amministrare un budget limitato facendo girare la campagna solo in determinate ore del giorno. Si pone quindi il problema di giudicare quali sono le ore più interessanti in termini di traffico e soprattutto di conversioni.
E’ importante innanzi tutto avere un occhio sullo storico delle statistiche del sito, dato che ogni sito fa storia a sè, così come la natura di una conversione: un ecommerce che vende gioielli è diverso dal sito di un’agenzia di web marketing in cui l’obiettivo è raccogliere richieste di preventivo.
In secondo luogo, è importante avere dati storici ben nutriti. Quanti più dati sulla conversione abbiamo, meglio è (ci permette di essere accurati nella valutazione statistica).
Fatte queste premesse, è necessario verificare i dati aggregati delle conversioni in relazione alla fascia oraria. Lo abbiamo fatto per due campagne grosse ed abbiamo scoperto che, oltre alle canoniche fascie orarie di maggior navigazione internet (8-20) in cui il volume di traffico medio garantisce comunque un buon volume di vendite, c’è una fascia oraria tutta particolare, in cui il tasso di conversione (ovvero il rapporto tra visite e conversioni) aumenta sensibilmente… ed è quella della notte fonda, in particolar modo attorno alle 2-3 di notte:

Volume delle conversioni per fascia oraria (Stesso sito e stesso periodo di riferimento dell'immagine precedente)
Il volume delle conversioni è verosimilmente inferiore di quello che è possibile ottenere nel resto della giornata (dipende naturalmente anche dal sito, ricordiamolo!), ma è importante considerare che, per una campagna di annunci sponsorizzati pagata a clic come Google Adwords, si tratta di conversioni ben meno costose!
Questo fenomeno è verosimilmente dovuto ad un fisiologico calo di inibizione (per lo stesso motivo le trattative diplomatiche e/o sindacali vanno avanti sempre fino a tarda notte). Se dovete quindi mettere in atto una pianificazione oraria delle vostre campagne, il consiglio è quindi di non trascurare le ore notturne, che è proprio il caso di dirlo, han l’oro in bocca!
Com’è possibile pensare di effettuare una vendita o una registrazione attraverso un canale di annunci sponsorizzati (es. banner o annunci di testo) senza che il potenziale cliente clicchi sul tuo annuncio?
Google sembra crederci e ormai da un paio di settimane ha annunciato che renderà disponibili le statistiche relative alle conversioni in rapporto alle semplice impression dell’annuncio. Sulla guida di Adwords scrivono:
Questa funzione consente di conteggiare il numero di conversioni online negli ultimi 30 giorni dopo che un utente ha visualizzato in uno dei siti della rete di contenuti di Google un annuncio display senza fare clic su di esso.
Da stamattina le statistiche sono disponibili anche nel nostro account Adwords, per cui colgo l’occasione per fare un paio di riflessioni…
Innanzi tutto: Google sembra aver fatto un cambio di rotta rispetto a quello che continuava a ripetere fino a poco fa, ovvero che il Search Advertising è superiore al Display in quanto è contestuale, converte meglio e quant’altro. Ora con l’introduzione di questa nuova metrica sembra voler accettare quello che diverse ricerche hanno dimostrato, ovvero che esiste una relazione tra una campagna Display e la “brand awareness” e di conseguenza un aumento delle vendite da altri canali che non il semplice clic sull’annuncio.
E’ interessante quindi sia che abbiano deciso di puntare anche su questo aspetto, sia (e forse è questa la cosa più interessante) che abbiano deciso di misurarlo effettivamente.
Naturalmente la cosa ha sollevato qualche perplessità sull’effettiva validità di questo dato, ne è la prova il fatto stesso che le “conversioni senza clic” non vengono calcolate all’interno del dato di costo per conversione.
Mi meraviglierei dopotutto se fosse diverso dato che, ad esempio, se un Adsense viene visualizzato (magari a fondo pagina) poi 7 giorni dopo lo stesso utente riceve una email promozionale dello stesso prodotto ed effettua una conversione, la stessa verrebbe registrata anche da Google come “view through”, termine che in un caso come questo (neanche troppo infrequente nel campo del web marketing) suonerebbe alquanto fuori luogo.
Oppure ancora: in caso di una massiccia campagna generalista, le view-through conversions rischiano di salire per il semplice fatto che l’annuncio “è un po’ dappertutto”…
Al momento mi pare un dato ancora molto grezzo utile per giudicare in modo approssimativo l’efficacia di branding di una campagna display, ma poco più.
Voi che ne pensate?
Martino
Da pochissimi giorni ci sono alcune interessanti novità su Google Ricerca Immagini… novità che evidentemente non sono saltate all’occhio dei più. Innanzi tutto, sono arrivati gli anunci sponsorizzati… (EDIT 12/06: @dplastino mi segnala un breve scambio di battute in merito su twitter, risalente al 29 gennaio. Sembrerebbe che non l’abbiano introdotto nello stesso momento per tutti…) Provate ad esempio a cercare “hotel“, oppure “auto“.
Un’ osservazione che mi viene spontanea è: che rendimento avranno quegli annunci? Probabilmente molto meno di quelli regolari alla destra dei risultati organici della Web Search. L’utente arriva per cercare immagini, è poco probabile che venga attirato dal testo… lo scontro è decisamente impari, il CTR di quegli annunci sarà scandalosamente più basso. A questo punto sarebbe interessante appurare se gli annunci su Google Images vengono gestiti dalla Rete di Ricerca o da quella dei Contenuti. Se fossero gestiti dalla rete dei contenuti e la mia idea sul CTR è vera, dovremmo osservare un generale lieve calo del CTR su tutte le campagne Adwords. A tempo debito credo che farò un’indagine in merito sugli account a cui ho accesso per verificare la cosa.
La seconda novità riguarda invece l’introduzione del filtro per colore. Sicuramente è una funzionalità minore ma io la trovo molto interessante…
Facciamo un esempio banale… sto cercanto un set di icone di colore rosso. Questi sono i risultati di ricerca per “icone rosse“. Questi i risultati per “icone” filtrate con il rosso. Molto meglio il secondo risultato che dite?
Martino
Mettiamo le cose come stanno: ho scritto più volte nei mesi scorsi del potere dei social media di veicolare rapidamente informazioni vitali, della loro incontestabile superiorità sui motori di ricerca “tradizionali”. La verità è che la gente spende più tempo sui motori di ricerca. Ed in secondo luogo sui portali. Solo al terzo posto ci sono le community (e quindi quello che potremmo definire “social”).
Sono dati che mostrano chiaramente una tendenza in atto già da mesi e le aziende a livello mondiale a quanto pare già se n’erano accorte ed infatti gli investimenti in advertising online si stanno spostando gradualmente ma sensibilmente verso il Search Marketing ed in particolar modo sul posizionamento nei motori di ricerca (inteso sia come SEO che come posizionamento sponsorizzato), come mostra la seguente ricerca:

Pianificazione degli investimenti sull'advertising online da parte delle aziende, divisi per tattica (Febbraio/Marzo) Fonte: eMarketer
La mia sensazione è che in Italia (tanto per cambiare) questa tendenza stia prendendo piede con molta più lentezza rispetto alla media mondiale. E’ comunque una buona notizia per tutti i Search Marketers…
Martino
Da qualche giorno controllo SeeqPod per vedere se risorgerà e in che veste. Finora il messaggio in homepage era un generico “stiamo facendo delle modifiche, abbiate pazienza” e di seguito un annuncio sponsor.
Ma oggi, la novità:
While we’re cocooned for metamorphosis…
E la parola “metamorphosis” linka a search.microsoft.com. Questo mi fa pensare che MS abbia acquistato la compagnia e l’algoritmo. La parola stessa “metamorphosis” non è altro che una conferma. Dubito che SeeqPod torni quello di prima, visto il probabile acquirente.
Sarà quel che sarà, ma dubito fortemente che sarà gratis
UPDATE: a quanto apprendo da Tech Crunch, l’affare non è (ancora) fatto. C’è comunque una trattativa in corso, e Microsoft vuole comunque “toccare” Seeqpod, sia pure con “un’asta di tre metri”
Oggi randfish di SEOmoz ha condiviso alcuni dei dati raccolti nel tentativo di indicizzare il web per analizzare la struttura dei link, per il loro progetto Linkscape. Si possono scoprire alcune cose interessanti.
Alcune sono la conferma di teorie ormai ampiamente accreditate, come la struttura a “papillon” dei siti internet. Altri invece sono dati molto interessanti per quanto riguarda la distribuzione di domini, sottodomini e link.
Mi soffermerei un attimo per mettere l’attenzione sul grafico che più mi ha colpito:
E in particolare, alcuni dati:
1) il 2.7% di tutti i link hanno l’attributo nofollow (solo il 2.7%? credevo molto di più… NdM)
2) il 73% di questi è un link interno (è evidente quindi che l’attributo nofollow è usato più come tecnica per scolpire i link che non come uno strumento per prevenire lo spam)
Interessante… vi lascio approfondire la questione sul post originale:
http://www.seomoz.org/blog/lessons-learned-building-an-index-of-the-www
Martino
A quanto pare fonti interne di Google confermano un’imminente modifica dell’algoritmo a causa di recenti pesanti attacchi di spam e Scareware apparsi sempre più spesso in questi ultimi mesi sulle pagine dei risultati.
La cosa sembra più grave di quanto appaia a prima vista, l’impressione che ne ho io è proprio quella di un “correre ai ripari”. Qualche testa cadrà, e qualche risultato sicuramente sparirà. Intanto noi SEO si aspetta per vedere che succede…








